Batteria ASUS Eee PC 1015T

January 31 [Sat], 2015, 10:56

Secondo gli ultimi dati, infatti, Acer è slittata al quarto posto nella classifica mondiale, sorpassata da Dell e Lenovo oltre che da HP, che è stato l'ultimo obiettivo sfiorato da Lanci per un soffio (Lenovo sorpassa Acer: terzo posto globale nei PC). Nel secondo trimestre del 2011 l'azienda taiwanese ha perso il 10,1 percento di market share rispetto allo stesso periodo del 2010, ha mancato l'obiettivo dei tablet tanto da dover ridurre la produzione da 5-7 milioni di unità a 2,5 milioni di unità (Acer manca l'obiettivo: tablet sotto del 50 percento). Dopo l'addio di Lanci Acer ha messo a segno una serie di risultati indiscutibilmente negativi Non ultimo, l'azienda ha dovuto ammettere che le spedizioni dei notebook, fiore all'occhiello dell'azienda ai tempi di Lanci, quest'anno cresceranno con percentuali a una singola cifra, cosa che non si vedeva da tempo immemore in casa Acer. A questo panorama desolante c'è da aggiungere il grosso problema delle eccedenze di magazzino scoperte in Europa, che non saranno del tutto smaltite fino alla fine del terzo trimestre, con tutti i costi e le perdite che questo comporta.


Non ci sono conferme ufficiali sul fatto che Acer abbia ricontattato Lanci, ma in caso positivo non ci sarebbe certo bisogno di chiedersene i motivi. L'unico nodo che sembra ancora da sciogliere, secondo il Digitimes, riguarda il contratto di non concorrenza sottoscritto da Gianfranco Lanci con Acer al momento delle dimissioni, che impedirebbe al manager di andare a lavorare per aziende concorrenti per un periodo di un anno. Secondo le fonti del quotidiano tawainese, tuttavia, Samsung starebbe già negoziando con Acer per scioglierlo: Gianfranco Lanci è troppo prezioso e ricercato per aspettare marzo del 2012 per averlo a bordo.


L'obiettivo che si sarebbe posta Samsung con il reclutamento di Lanci, infatti, sarebbe un incremento delle vendite dei notebook del 60 percento già nel 2011. Secondo dati IDC, Samsung nel 2010 ha spedito circa 9,9 milioni di notebook ed era classificato come il settimo più grande fornitore a livello mondiale. Il manager italiano ha detto di non poter confermare o smentire le informazioni, che non sono ufficiali.L’affondo del numero uno del produttore di chip inglese al Computex è stato esplicito: il 50% dei notebook utilizzerà, entro i prossimi quattro anni, processori ARM. Quello del Ceo della casa californiana altrettanto netto: Intel sta sbagliando a concentrarsi su tablet e smartphone, non ha prodotti validi e perderà la leadership nei PC.


È stato il presidente di ARM in persona, Tudor Brown, a gettare il classico sasso nello stagno nella giornata di apertura del Computex 2011. Il monito lanciato al mercato è in sostanza il seguente: grazie ai propri chip il produttore inglese si aggiudicherà la metà del mercato dei processori per computer portatili entro il 2015. Oggi, ha precisato Brown, “oggi copriamo circa il 10% delle vendite di chip per pc mobili, entro la fine del 2011 la nostra quota arriverà al 15% grazie alla crescita del mercato dei tablet e nel 2015 andremo a superare il 50%”.Le convinzioni di ARM si fondano su due elementi: l’esplosione della domanda per le tavolette e le capacità del processore Cortex A15, che dovrebbe arrivare sul mercato fra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, sia in versione dual core che in configurazione quad core. Il chip in questione dovrebbe essere indirizzato in prima battuta a tablet e smartphone ma non è escluso che possa andare ad equipaggiare notebook e desktop con Windows 8 e anche i server.


Il prodotto in questione, in rampa di lancio a fine estate o al più tardi nel quarto trimestre dell’anno, è un portatile costruito in lega di alluminio che limiterà lo spessore massimo dello chassis a soli 17 millimetri e che ha fra le sue peculiarità (inizialmente monterà un chip Sansy Bridge a 32 nanometri) la funzione Instant On, grazie alla quale il sistema torna operativo dalla modalità “sleep” in soli due secondi.

Il mercato dei PC è calato di quasi il 18% nell'Europa Occidentale, nel primo trimestre del 2011. S'interrompe così – bruscamente - una tendenza positiva che durava dal secondo trimestre del 2009. Il calo tuttavia è dovuto almeno in parte a stime più alte, che hanno spinto a riempire i magazzini più del dovuto. Stabilire le ragioni di questa contrazione potrebbe essere complesso. Ci sono consumatori che stanno semplicemente risparmiando, e altri che si stanno orientando su prodotti diversi, vale a dire i tablet multimediali. Il risultato comune, secondo Gartner, è che la vita media di un PC si allunga.


Un'affermazione sostenuta dal fatto che se si guarda solo al settore consumer il calo è del 25%, e sono i netbook a soffrire maggiormente. Nel settore business, invece, la contrazione è "solo" di otto punti percentuale.A proposito dell'accresciuta longevità dei PC, c'è un altro possibile "colpevole" che Gartner non cita. Almeno nel settore consumer, infatti, Windows 7 ha ridotto i requisiti di sistema rispetto a Vista. In altre parole, anche un vecchio – e poco prestante – computer, può offrire ancora molto, insieme al nuovo SO Microsoft. D'altra parte questo prodotto ha sopratutto spinto il mercato dei PC, nel primo semestre del 2009.



Tra i produttori, la classifica non mostra variazioni rilevanti. HP è ancora in testa, seguita da Acer, Dell e Asus. Al quinto posto troviamo Apple, l'unico produttore ad aver aumentato le vendite. Se guardiamo alle quote di mercato, invece, il leader HP riesce a rosicchiare qualcosa dai propri inseguitori, Acer e Dell. Continua a crescere, come nel resto del mondo, la taiwanese Asus, ma ancora una volta il valore più alto è quello di Apple.La crescita dell'azienda di Cupertino è certamente un dato contrastante, che merita qualche attenzione in più. Apple dopotutto si rivolge quasi esclusivamente al settore consumer (salvo poche eccezioni), cioè quello che ha fatto segnare il calo più sensibile. Eppure la casa della mela riesce a far segnare un trend positivo, e per di più vendendo prodotti che costano mediamente più della concorrenza – o almeno è così che molti la pensano.


Per il momento c’è una sola azienda che può dire, numeri alla mano, che le tavolette sono un business vantaggioso. E questa azienda è “naturalmente” Apple. Perché questo? La risposta sta nei numeri snocciolati dagli analisti di Canalys e relativi alle vendite globali di personal computer nel primo trimestre del 2011. Ebbene la società di Cupertino avrebbe venduto da gennaio a marzo complessivamente 8,4 milioni di unità fra Mac e iPad, registrando un incremento del 188% rispetto ai primi tre mesi del 2010 (solo Lenovo e Toshiba, fra le big, possono esibire risultati in attivo) e posizionandosi di diritto al quarto posto assoluto nella classifica dei vendor di pc.


Cosa significa questo dato? Assumendo il fatto che i tablet sono parte integrante della macro categoria dei personal computer, significa che la società di Steve Jobs non solo domina un settore in fortissima crescita (che prima o poi vedrà la riscossa di Android) ma ne sfrutta l’onda lunga per vendere a consumatori ed aziende anche un numero consistente di macchine Mac.

C’è quindi una riflessione da fare, oltre a quella di partenza che vede il boom dell’iPad aver giovato finora solo a Cupertino. Nel medio e lungo termine cosa potrà succedere a chi, nei tablet, è partito in ritardo, non ha un prodotto ad hoc e si trova costretto a inventarsi un business model (terminale/servizi/applicazioni) per il quale non ha dimestichezza e capacità adeguate? La domanda andrebbe rivolta in ordine sparso alle varie Acer, Asus, Dell e anche a quella Microsoft che proprio in relazione alla frenata delle vendite di pc - causato dalla cannibalizzazione di netbook e notebook di fascia bassa operata dai tablet - ha dovuto registrare un discreto calo (del 4,4%) dei ricavi della divisione Windows.



Meglio però subito sgombrare il campo da quelle che sono possibili interpretazioni. La casa di Redmond non ha ancora un sistema operativo ad hoc per le tavolette. E questo è un dato di fatto. Ha perso probabilmente tempo nel capire se Windows 7 era adatto a contrastare iOs e magari non creduto a dovere nell’opportunità di adattare la piattaforma Windows Phone. E fin qui le critiche alle scelte di Steve Ballmer & Co. sono lecite. Ma Microsoft resta pur sempre una compagnia che produce utili di oltre cinque miliardi di dollari su un fatturato di circa 16 miliardi (questa l’essenza dell’ultima trimestrale, chiusa con un margine operativo del 35%) e quindi può, in questo momento almeno, aspettare tranquilla che il comparto dei tablet passi da nicchia a mass market. Se Steve Jobs può giustamente filosofeggiare che stiamo entrando nell’era del post pc è anche vero infatti che il rapporto fra pc e iPad venduti (oltre 80 milioni contro 4,7 milioni il bilancio del primo trimestre secondo IDC) è al momento di 16 a uno.


Per contro, è altrettanto inconfutabile il crollo inarrestabile della domanda di netbook (meno 40% il saldo negativo in volumi dei primi tre mesi rispetto allo stesso periodo del 2010) e per Microsoft e Intel – il binomio Windows Xp-Atom detiene oltre il 90% di questo mercato – tale fenomeno costituisce una conseguente riduzione automatica delle entrate. Quella che deve vincere il gigante del software è però una battaglia di ben più ampio respiro, e cioè quella di continuare a convincere la maggior parte dei consumatori che, al momento di sostituire il vecchio notebook, la cosa buona e giusta da fare è comprarsene un altro, lasciando da parte l’idea di mettersi in borsa un tablet.